.... un mondo oltre il pensiero

... non amo sentir squillare il telefono, quel trillio anche se addolcito da un motivetto piacevole mi fa sussultare il cuore ogni qualvolta che improvvisamente suona, rompendo così il silenzio della mia vita, pochi attimi che ansiosamente mi fanno pensare “chissà, è forse qualcuno che mi desidera o forse una brutta notizia, forse un nuovo lavoro, un'amica? ma no senz'altro sarà una seccatura”.
Di certo non è il mio amore, purtroppo, io amor non ho, da cui sperare in un gentile pensiero!
Così guardo il display per cercar conforto e leggervi un sorriso, un nome amico, ma aimè non appare alcun nome, alcun segnale rassicurante, sicuramente uno sconosciuto che ha deciso di procurarmi solo un po' di agitazione, ma chi sarà e cosa vorrà da me?
La curiosità è forte e vorrebbe imporsi sul mio buon senso.
Mi sento un po' turbata allorché decido di non rispondere, ma il trillo continuava inesorabile, perché rispondere, pensai, ma il trillo continua all'infinito, e che fare? Ormai persa la tranquillità in questo tiepido pomeriggio assolato, decido che è meglio spegnere il telefono e tornare a godere di quel tepore che il sole regala in quelle fresche giornate di primavera, un po' di egoismo non guasta mai.
Faccio un profondo respiro … premo il tasto rosso e il telefono tace finalmente, ho rotto così i ponti con il mondo, nessuno può più disturbarmi fino a che io lo voglia, sono io padrona e solo dal silenzio mi lascio dominare. Parlare al telefono se non per necessità, a cosa serve? si rischia solo di scambiare parole inutili, vuote, a volte irresponsabili e ingannevoli, sciocchezze pretestuose, se necessario anche seducenti, altre volte velenose battute e considerazioni volgari, normalmente dimenticate e senza alcun valore, una pretestuosa perdita di tempo. Ma perché tutto questa inutilità? Mah! Destino vuole che a tarda sera lo riaccendo per una telefonata urgente, ma immediatamente dopo strilla nuovamente … e che cavolo non c'è tregua, allora pensai. Ma sul display questa volta appariva un nome, un sorriso, un ricordo carino, sono contenta e rispondo.

Pronto ? ... ciao amore … ma … no … si … santo cielo non volevo di certo procurarti apprensione e dubbi sul mio atteggiamento, ti chiedo scusa ma non merito così tanta attenzione. Se pur contenta, anzi felice, quando qualcuno mi pensa mi fa sentire meno sola … e se mi pensi tu il mio cuore gioisce e si riscalda alle tue parole, ma anche se il cuore palpita di gioia sono altresì però un pochino preoccupata per aver acceso quel desiderio, a cui vorrei unirmi ma di cui non trovo ancora il coraggio di affrontare.
Si ! lo so che prima o poi ti stancherai di me, lo hanno già fatto in tanti, ma loro giocavano con me, tu invece sei diverso … si ... no … o Dio! ma come posso sperare di uscirne incolume dal tuo meraviglioso corteggiamento. Mi circondi di pensieri gentili, mi provochi ad arte, mi fai sentire importante e le tue parole trovano nel mio sorriso un profondo compiacimento, così mi fai vivere in un mondo diverso e irreale, dove io sono finalmente quella che dovrei essere. Consolata dalle tue parole mi fai vivere una realtà impossibile e per tutto ciò ti ringrazio di cuore e vorrei che questo gioco continuasse a lungo .. all'infinito.
Mi fai sentire donna più di quella che non sono e così mi illudo di esserlo davvero, ma come potrei andare altre al pensiero, mi struggo al desiderio di amarti, ma come posso amarti io che sono indefinita, anche se confusamente cerco di vivere ed amare come una vera donna, ti farei solo del male.
Io, costretta ad essere sfuggente, per nascondere finché posso la mia ossessione, incerta poi nel mio destino non oso fare una scelta decisiva, e così soffoco il mio cuore per non farci del male. Soffro immensamente vivendo nella rinuncia, chiudendo il mio cuore all'amore sopporto l'ambiguità quotidiana, estraniandomi dal mondo e rifiutando così alla felicità. Quasi come se fosse una punizione divina che mi viene inflitta dal destino che non posso di certo combattere, così vivo la mia vita finché un barlume di speranza esiste, finché un raggio di sole rischiara la mia anima, dopo di ché tutto sarà inutile … ed allora perché soffrire!
“Io non sono … ciò che vorrei essere … quella donna … che non sarò mai”
Anche se il mio corpo è grazioso e la siluette desta attenzione ed invidia, ammirata e vezzeggiata, sono solo un surrogato fantasioso, uno scherzo della natura, un clone difettoso, purtroppo, una realtà di cui ne sono troppo cosciente mio malgrado!

Questa “disforia di genere” mi rende irrequieta e mi cagiona ambiguità di comportamento nel pensiero di vivere in un corpo che non riconosco nella parte più intima, parte che assolutamente nascondo finché posso ma che è impossibile eliminare se non attraverso un'operazione devastante. Sarebbe bello prendere il sole su una spiaggia in mezzo all'altra gente senza paura di destare mormorio e attenzione quasi sempre ostile. Provo a passeggiare sul bagno-asciuga con il mio delizioso bikini, stai tranquillo che dopo pochi secondi mi sento osservata come una bestia da baraccone, una mosca bianca, un caso da raccontare, divento la curiosità del posto, analizzata e radiografata per evidenziarne le differenze, divento così la causa che eccita l'ironia. Un bagno mi è poi assolutamente proibito, ne accentuerebbe le forme! Ed io che volevo passare una giornata tranquilla e inosservata, divento frutto di una morbosa curiosità e allora che fare? è meglio mettersi in mostra ed accettare tutto questo, divertendosi, oppure nascondersi e prendere il sole nella totale solitudine e dove veramente c'è qualcuno che mi accetta per quello che sono? Io purtroppo ,forse perché sono sola non ho il coraggio di mettermi in mostra e così scelgo la rinuncia e la solitudine.
E tu passeggeresti con me sulla spiaggia? Ma perché vivere così, quando la vita ti è ostile, tutto ciò mi distrugge e mi spezza il cuore, ma che senso ha il nostro amore effimero quando poi la realtà è così diversa, vivendo la finzione e recitando la parte, ma fino a quando il desiderio di stare assieme ci farà superare ogni ostacolo?
E' certo che quando ti sarai stancato di me io rimarrò solo la tua noia e così tu fuggirai da me, restando per te solo un ricordo stravagante, un'avventura eccitante e inconsueta. Ed io che farò ? E non pensi a me, con il cuore spezzato e l'amore infranto contro uno specchio, è certo che ritornerò nell'oblio, quell'oblio così profondo che è peggiore della più triste solitudine. Come un cencio, sarò costretta a mendicare un amore, a ricercare una nuova attenzione, ad attendere una nuova occasione, ma il tempo passa inesorabilmente e continuerà a marcare sempre più in profondità il mio cuore e il mio corpo con i suoi segni indelebili.

O me tapina che nulla sono, devo decidermi a raccogliere quelle miserande occasioni, sfruttando così quel poco che oggi la natura mi offre, essere così l'oggetto di desideri perversi, sicuramente la tua puttana potrei essere senza nulla togliere o screpolare il tuo mondo, la tua vita. Così il cuore è salvo e il nostro amore si placa e si dissolve senza ferire alcuno. Ma allora perché farmi illusioni, dovrei prendere tutto questo per quello che vale … solo un gioco, solo uno sfogo, solo un momento di sesso, alternativo per te. Come una bambola gonfiabile vivo una vita breve per poi essere riposta nella scatola per rimaner nascosta, e così accetterei sicuramente quell'invito in macchina, per poi appartarci in un luogo giusto e dedicarti le mie attenzioni fino a quando mi farai dono del tuo seme … dopo di che come quella bambola ritornerei nel mio luogo segreto, ben nascosta dal tuo mondo.
Quando ero a Boston ho vissuto per sei mesi con un uomo, un omaccione molto deciso, assai muscoloso e ben dotato, niente droga, molto pulito, un atleta, nessun dubbio, non aveva malattie ed era anche assai ricco.
All'epoca avevo già smesso di fare la cameriera negli alberghi, e vivevamo bene assieme, come marito e moglie ovviamente, lavoravamo entrambi e la sera tornati a casa sua, senza neanche cenare facevamo subito l'amore. Con la sua forza atletica maneggiava come un fuscello il mio corpo assai minuto, facendomi assumere qualsiasi posizione a lui gradita, mi strizzava i seni fino a farmi urlare, cosi faceva anche con il sedere per poi sculacciarmi, qua e la sul corpo lasciava le sue impronte evidenti di un rossore paonazzo. Un rapporto assai impegnativo, molto maschio, ma ricco e soddisfacente di abbondante piacere.

Come una schiavetta, quasi una brava moglie, facevo tutti i lavori di casa, preparavo la cena e lavavo i suoi indumenti, insomma un quasi normale vivere in due. Grandi soddisfazioni sessuali, lui non era da meno e mi lasciava fare tutto ciò che desideravo, esaudiva i miei desideri.
Aveva però un grosso difetto nei rapporti con la gente, così ché tutte le volte che andavamo in qualche pub si divertiva a litigare con qualcuno per poi fare a cazzotti. Usava me come esca chiedendomi di mettermi un po' in mostra, facendo finta di fare la puttana fino a che qualcuno si avvicinava per concordare una prestazione sessuale, mi lasciavo così palpeggiare un po', un bacio, le mani che si allungavano per sfiorare. Quando il mal capitato era ormai cotto e desideroso di dare inizio, allora interveniva il mio maschione sul di lui, volavano così sberle e pugni. Dopo le prime volte che rimanevo sorpresa e dimostravo paura, ora anch'io mi divertivo un pochino, mi piaceva farmi palpeggiare e poi mi piaceva toccare il mal capitato sotto gli sguardi del mio omaccione.
Dopo sei mesi di amore e sesso, io ero davvero innamorata di lui, fino a che una sera lo vedo rientrare a casa decisamente arrabbiato, sbatte la porta come non aveva mai fatto, non mi saluta ma si avvicina con fare bellicoso, un sguardo terribile, minaccioso con i suoi muscoli tesi, sentivo il cuore palpitare e subito ho pensato “ma cosa avrò mai fatto di male” intanto stavo diventando rossa come se avessi veramente fatto qualche marachella, mi si avvicina e penso “adesso mi ammazza, adesso mi spezza le ossa” allora gli ho chiesto e poi gli ho urlato “cosa ho fatto di male? Perché c'è l'hai con me?”. Ho insistito alcune volte ma non mi risponde, con una mano mi prende per i capelli e mi da due schiaffoni, io svengo dalla paura e lui si approfitta di me come non aveva mai fatto prima. Non voglio raccontarti cosa mi è successo ma da li a poco mi sono trovata in lacrime fuori casa, terribilmente scossa e dolorante, ancora una volta sola.
Dopo alcuni minuti, avevo appena sceso qualche scalino quando mi tirò un borsone con tutta la mia roba, qualche imprecazione ed esco definitivamente dal quella casa. Così mi sono ritrovata nuovamente per strada, la mia strada, luogo a me ormai famigliare e ricorrente, a piangere in mezzo alla gente e a chieder ausilio alla mia solita amica puttana.

Non ho mai saputo il motivo della sua infuriata e non lo ho neanche più visto. Strana esperienza, quando due persone si vogliono lasciare per sempre non è il caso di usare violenza ma forse è proprio questo a distrugge definitivamente un amore, senza discussioni inutili e senza una possibilità di ripensamento. Però non è giusto che le botte le abbia prese solo io.

I miei difetti o i miei pregi:
lunatica … aimé, questo lo so e me ne accorgo già dal mattino,
malinconica … quasi sempre, d'inverno poi è insofferenza, ma penso che sia un pregio,
sentimentale … qualche volta, sicuramente in un mondo meno crudele,
fluttuante … purtroppo è vero ma forse è la mia fortuna,
inconcludente … è necessario a causa delle troppe cose che voglio fare,
stronza … (scusa l'espressione) lo dicono tutti, non so perché ma forse hanno ragione,
amante della sottomissione … è un piacere quasi masochistico, forse femminile,
incapace di reagire … è una questione di paura,
incerta … il bivio mi uccide perchè sono sicura di prendere la strada sbagliata,
artista … un buon difetto,
creativa … un ottimo pregio che mi permette di vivere bene,
stravagante … è ciò che amo di più del mio carattere,
imprevedibile … la mia migliore arma di difesa!
diversa … in tutte le cose che faccio e che penso, fuori linea, sono terribilmente diversa!
che io sia ancora … bla bla bla … elucubrazioni, però non sono neanche disquisizioni inutili,
l'autostima poi … è massima fino a sfiorare l'illogico, anche se sottomessa mi sento superiore

Conosco troppa gente terribilmente ipocrita che si affida ciecamente nell'autostima, credendo d'essere chissà chi passano sul cadavere della propria madre senza accorgersi, perfetti idioti, esseri spregevoli, insetti senza cuore, io no!
A volte mi diverto scherzare e scommettere su me stessa, metto in piazza i miei difetti e mi sottopongo volentieri alla gogna, accettando la critica e i giudizi più negativi, per quello che valgono (quasi nulla) e così tutto finisce lì. Chi mi critica poi finisce con l'amarmi, perché si accorge di aver a che fare con una persona diversa e si incuriosisce di me, si prende cura di analizzarmi, si ostina a darmi consigli, ed ecco che da un interesse nasce un affetto, un pensiero di filosofia spicciola tutto mio e che qualche femminista considera spregevole finendo inevitabilmente con l'odiarmi. Chissà perché ma le donne in genere mi sono ostili … io però le amo e le difenderei fino alla morte.
Ora sono sul mio scrittoio con una tazza di the caldo e qualche biscottino per raccontarti un ricordo assai pulito che si collega alla tua ultima e meravigliosa email … quel camino … quel vestito … quell'ambiente così intrigante .. quelle tue mani così audaci, complimenti amore mio mi hai fatto sognare e desiderare ben di più.

Molti anni fa sono stata in Polonia quando c'erano ancora i militari ovunque, prendo un aereo a Parigi della Air Flot (compagnia francese) e volo a Kracovia, nell'atterraggio vedo molti velivoli militari allineati a bordo pista e ti assicuro che ho avuto un po' di timore, scendo dall'aero, prendo la valigia appoggiata per terra sotto l'aereo e mi dirigo a piedi verso l'edificio dell'aeroporto.
Entro nell'edificio e vedo solo militari al controllo di dogana, mi chiedono il passaporto, mi aprono le valigie, mi controllano ovunque, mi chiedono quanti soldi avevo, tutto in un inglese assolutamente impossibile e incomprensibile.
Ero vestita da maschietto ma si vedeva evidente il trucco e la cura del viso, con i capelli lunghi e con le mesh, e poi quelle due tettine destavano sicuramente un po' di ironia. (se mi fossi presentata in abiti femminili e con i tacchi a spillo mi sa che rischiavo l'arrestata).
Alla dogana mi fanno domande strane e sospette, sogghignano, mi osservano, riguardano il passaporto poi mi chiedono anche la patente, sulla quale c'è una foto di ben altri tempi, ho paura di sbagliare qualche risposta ma poi finalmente mi fanno passare ed entro in Polonia. Cambio dei dollari in Sloti e prendo un autobus scassatissimo che mi porta nella città di Kracovia, 45 minuti di viaggio tra strade asfaltate male e non, piene di buche, si incrociano solo alcuni camion vecchio stile con il cofano lungo. Finalmente in città vado nel migliore hotel, dove avevo prenotato anche una macchina, una skoda tutto sommato decente. L'hotel cinque stelle invece era paragonabile nel prezzo a un due stelle italiano, però era un palazzone sontuoso, una hall molto ampia e marmorea, piena di divanetti e poltroncine dei primi 900, molto personale addetto ai bagagli e numerosi camerieri, una reception monumentale in noce intarsiato, con al di là alcune belle e gentili ragazze con un'inglese assai corretto ed anche raffinato. Mi sembrava proprio di rinascere al cospetto di queste giovani polacche, proprio delle belle ed anche molto disponibili. Oibo!
Il giorno successivo mi rimetto gli abiti femminili, lascio l'albergo e finalmente mi metto alla guida per recarmi verso i monti Tatra, quei famosi monti che erano cari al Santo Padre, dove andava a sciare in gioventù. Ma le mie mete non erano solo i monti e i fiumi ma anche i campi di concentramento che sarebbero stati per me un obbligo SacroSanto, un momento di raccoglimento e di preghiera, pur non essendo ebrea sentivo il dovere di recarmi in quei luoghi e coglierne la sofferenza per quanto di terribile vi era accaduto li dentro. Un doveroso rispetto verso chi ha sofferto tanto e chi è stato trucidato senza colpa, per quei bambini e le loro mamme, per le donne, per gli omosessuali e per la gente comune con la stella di Davide sul petto.

Io però ho cominciato il mio viaggio andando sui monti Tatra perché poco distante c'è un bellissimo castello, del 1300 che era noto per i suoi strani fenomeni paranormali o fantasmagorici. Roba da creduloni ma ti assicuro affascinante.
Visitai a lungo il castello, ero l'unica turista e quindi ci sono stata tutta la giornata con i custodi, che all'occasione si sono improvvisati come guide turistiche. Mangiai nel ristorante adiacente al castello (zuppa di cipolle e barbabietole con panna acida, bistecca di vitellone alla brace, salamino e verdure, patate alla brace) tutto sommato un ottimo pasto, bevetti anche una birra cecoslovacca molto leggera e gustosa. (allora bevevo un pochino), conclusi con un caffè alla turca ed un bicchierino di vodka gelata. Per tutto i pasto mi fece compagnia la custode del castello, una donnona molto simpatica che conosceva bene l'Italia, parlava anche un pochino la nostra lingua, perché aveva il desiderio di trovare seriamente un buon lavoro, anche come governante o cameriera alle ragazze del paese poco distante. Un paese molto povero, case di legno ad un piano, tutte storte e recintate con una bassa staccionate, finestre dai bordi bianchi e tanti vasi di fiori, solo alcune biciclette, qualche carretto stretto e lungo trainato da muli o cavalli, strade in terra battuta, una chiesina ortodossa anch'essa tutta di legno e rame con attorno il cimitero. Un mondo fermo da cento anni, un mondo molto semplice e rurale, un paesino tutto sommato attratte da osservare ma sicuramente difficile da viverci.
Parlammo moltissimo del castello e mi raccontò tante e infinite storie di fatti accaduti o frutto di fantasia, mah! - Però quei racconti mi affascinavano molto e anche se inventati mi intrigavano al punto che stava nascendo in me il desiderio di visitare a fondo tutti i luoghi del castello, cominciavo anche a desiderare di stare lì per un po' di tempo, per capire, per sentire, per cogliere gli odori e i rumori, ero in cerca di emozioni, avevo bisogno di fissare sulla pellicola le mie suggestioni. Sola e comunque sempre solo sola, non mi rimaneva altro che raccontare attraverso la fotografia il fascino di quei luoghi, il movimento delle luci e delle ombre, i contrasti più forti dell'alba e le sfumature più tenui del tramonto.
Ho pagato un prezzo assai ridicolo per un pasto decisamente ottimo. A pasto concluso ho chiesto ai custodi se vi fosse la possibilità di albergare nel castello, ma loro mi rispondono di no, dicendomi che di notte il castello veniva chiuso e non c'era nessuno custode a sorvegliare. Convinta che il mio desiderio assoluto era quello di vivere per qualche giorno in quel castello, un'emozione che non avevo mai provato e non potevo perdere, ho cercato con insistenza di convincerli, usando anche la forza delle lacrime e della disperazione pur di ottenere comprensione e il consenso. Dopo alcune ore di trattative e a seguito di alcune telefonate parlando con chi non lo so, avevo ottenuto finalmente il permesso di dormire in quel affascinante castello per almeno una ventina di giorni con in cambio la promessa che mi vedeva impegnata a trovare un'occupazione sicura e pulita per alcune ragazze del paese.
Più che una promessa volevo assolvere subito all'impegno che avevo preso, così avrei rafforzato la mia lealtà nei confronti di queste due persone così gentili e comprensive. Ipso facto, con alcune telefonate spudorate riesco a convincere degli amici imprenditori a dare un lavoro serio in fabbrica per due ragazze, più una terza che era meno giovane e vedova con una figlia piccola che sarebbe venuta da me a tempo pieno per accudirmi la casa. In fondo io ne avevo bisogno e il costo era decisamente sopportabile. Oggi posso ammettere con assoluta tranquillità che fu una ottima soluzione e sono felicissima della decisione presa.
Cosi ci siamo accordati anche per la pigione, risultando assolutamente economica rispetto le mia richiesta, allora pago subito saldando tutto il debito in anticipo, ristorante compreso. E poi vista l'onestà della richiesta, e il loro impegno lascio nelle mani della custode una notevole mancia, una somma tale che poteva corrispondere a sei mesi del loro stipendio. Ma non dimentichiamoci di essere in Polonia e gli stipendi sono davvero molto bassi, dieci o forse venti volte inferiori ai nostri.
I soldi sono davvero un'arma vincente, se poi vengono dati con il cuore a chi ne ha bisogno non puoi che ricevere affetto e collaborazione.

Il mio sogno si stava concretizzando, vivere un po' di tempo nel castello e dormire nella stanza del principe stava diventando per me una ragione di vita. Felicissima dell'opportunità che mi veniva concessa, ormai era pomeriggio inoltrato e con il sole prossimo al tramontando, giusto un paio d'ore di luce, prendo dalla macchina la valigia passo sul ponte elevatoio ed entro nel castello … un'emozione non descrivibile, anche in questo momento mentre ti scrivo mi sento un pochino agitata nel ricordarlo.
Vedo il cortile del castello con uno scalone centrale e i ballatoi in legno, alzo gli occhi al cielo e vedo le poche finestre che si affacciano sul cortile interno e più in alto le torri con i merli scuri che si stagliano con forti contrasti verso il cielo, il sole illumina ancora le tori esaltando i merli e i rilievi di pietra, un'ombra pesante oscura il cortile ormai freddo e tetro. Eccomi pronta per il primo giorno a vivere dentro il castello, percorro da sola ma con un po' di timore e apprensione i corridoi principali, ho paura di perdermi e ascolto ogni rumore, con un po' di apprensione lo ammetto apro le porte ed entro stupita nelle stanze, il cuore intanto batte forte forte.
Lentamente prendo confidenza e come una castellana mi insinuo nei passaggi stetti e salgo sulle torri, percorro la cinta dietro i merli, entro nelle vedette e osservo l'orizzonte tra le fenditure, sotto di me lo squardo domina il paesaggio, una vista stupenda e emozionante eccitante.
Rientro quasi subito perché fa freddo ed il vento che soffia tra le fenditure mi congela il viso, scendo al piano terra mi guardo attorno, vedo le scale che conducono alle segrete, no li non ci vado perché ho davvero paura, molte porte chiuse, quelle delle stalle, quelle dei soldati, quelle della cucina e quella della dispensa. molti strani odori e un silenzio davvero terrificante. Intanto si è fatta sera e comincia a far buio, è ormai ora di rientrare al piano superiore, accendo così le fiaccole nei corridoi che mi sono state indicate, accendo anche i candelabri nella camera da letto e mi reco nella sala da pranzo, dove mi aspetta la custode con la mia cena e con una domanda posta su un sorriso di circostanza: “ma sei davvero sicura Irene di non aver paura a star qui dentro? te la senti di dormire da sola? io non posso farti compagnia e adesso me ne devo andare, ti lascio sola fino a domani mattina, ma se questa notte avrai paura non potrai far altro che scappar via e non puoi chiamare nessuno, se gridi nessuno ti può sentire”.
Io a mia volta la riassicuro, che non ho timore e sono determinata a correre questo rischio, poi gli dico che di paura non si muore, al massimo si soffre ed io ero ormai da tempo abituata a ben peggio. Ci scambiamo la buona notte con un forte abbraccio, poi mi ripete le mille raccomandazioni di non toccare nulla e di non sciupare le suppellettili, ecc. Mi dice di aver acceso il camino e preparato il letto, di non preoccuparmi fino a domani perchè c'è abbastanza legna per riscaldarmi, esce dal salone ma poi dopo qualche istante la rivedo e mi sussurra di stare tranquilla che la madonna mi avrebbe protetta, la sento scendere le scale e di li a poco sento chiudersi il portone.

Da quel momento mi accorgo di avere le gambe deboli, ogni parte della sala si muoveva e le ombre danzavano a ritmo delle candele, mi siedo e cerco di ragionare, mi batte forte il cuore, nessun rumore ed allora cerco di mangiare qualcosa, l'emozione e la paura stavano avendo il sopravvento, guardo attorno con insistenza come se fossi sicura che ci fosse qualcuno.
Ma si! qualcuno c'è, sono ormai convinta … ho i brividi nella schiena … ho freddo … ma no è solo suggestione, dovo stare calma e ragionare.
Se riesco a mangiare la minestra calda forse vinco la paura e rientro nella normalità, prendo allora il cucchiaio e come se niente fosse assaggio la minestra, un po' forte ma assai saporita, molto calda e odorosa di spezie, è buona e mi riscalda lo stomaco, mi accorgo che mi fa anche arrossire e guance, saranno le spezie. Limitando lo sguardo al tavolo e alla scodella, mentre mangio mi accorgo che la paura scompare e lo stomaco si rilassa senza più tremare.
Ecco che i miei pensieri volano, io castellana sto attendendo sola il mio principe che ritorni sano e salvo dalla guerra, fiero sul suo cavallo dentro un'armatura sfavillante, lo vedo all'orizzonte seguito dai suoi fedeli.
Ad un tratto però la luce nella sala cambiò, alzo gli occhi e guardai in fondo al salone che era buio, rifletto e penso “ma prima era illuminato da un cero, ora è buio, ma perché?” Guardo tutto attorno e nuovamente vedo le ombre che danzano al ritmo delle fiammelle.
Aiuto ci risiamo, mamma mia, la paura mi assale, la pelle d'oca, i brividi in faccia e dietro le spalle mi causano un certo malessere, allora cerco di concentrarmi respirando profondamente e cercando di essere più razionale possibile, ma non è facile essere ragionevoli, il pensiero vola egli occhi vedono cose che non ci sono, l'immaginazione si inventa cose nuove, terribili, strane e a volte anche perverse.
Non ne potevo più di stare li ed allora prendo tutto il coraggio, prendo anche il candelabro che era sul tavolo ed usco quasi di corsa dalla sala da pranzo, salgo uno scalone, percorsi i corridoi illuminati dalle fiaccole, ed infine raggiungo la camera da letto del principe, un appartamento vero e proprio.

La porta è aperta e la chiudo alle mie spalle senza volerlo facendola sbattere e provocando un forte rumore che si diffonde nel castello, ritornando l'eco a più riprese e da più direzioni. Davvero impressionante!
Poso il candelabro sul camino e ne accendo un altro più piccolo vicino al letto, nella stanza c'erano molti mobili di legno scuro, molte suppellettili, tendaggi, tappeti orientali, divani e divanetti con cuscini in seta e broccato, grossi arazzi alle pareti, un enorme camino, tale da poterci sedere dentro. cinque finestrelle con vetrini rotondi e bellissime piombature, sedilini in legno sotto le finestre, lo stanzino gabinetto (un buco nel pavimento), lo stanzino del vestibolo con ancora gli abiti storici che non dovevo assolutamente toccare, lo stanzino per pregare pieno di icone e il crocifisso ortodosso.
Tutto sembra così magico, presa dall'interesse mi accorgo di non aver più paura, ora che sono sola, in un luogo più confortevole prevale la curiosità sulle paure fantasiose. Sono tranquilla e osservavo tutto ciò che vedo senza toccare nulla, tanti oggetti scuri che forse domani con la luce del giorno sarei riuscita a capire ed ammirare. Ma il candelabro continua a creare ombre fluttuanti, chiaro-scuri e immagini false, il bagliore delle candele delle volte sembra eccessivo, quasi abbagliante, altre volte era morto, insufficiente.
Mi cambio per la notte e mi strucco per quel che posso, una cremina qua e la per aggiustare i segni del tempo ormai inesorabili e crudeli, guardo il letto a baldacchino, scanso le coperte e le lenzuola messe nuove all'occorrenza e mi accingo a salire su quello scomodo sacco di piume e paglia. Faccio per entrare sotto le coperte ma poi ci ripenso e mi avvicino al grande camino per cercare di ravvivare la fiamma, aggiungo altra legna ma non ci riesco e la fiamma quasi si smorza, allora lascio perdere. Mi scado così un pochino d'avanti e dietro, poi corro verso il letto, mi infilo sotto le coperte assai fredde e mi sistemo il cuscino a caramella (tipo francese) che a me piace molto e che trovo assai confortevole. Stanca, finalmente mi distendo su quella superficie tutt'altro che comoda, piena di avvallamenti e nodi che mi trafiggono la schiena, ma sopporto e rimango impietrita. Non molto felice della mia assurda decisione, cerco di non pensarci e lascio che le candele quasi alla fine si consumino definitivamente per poi spegnersi da sole, nella speranza di addormentami prima.

Ancora sveglia e sempre più emozionata nonché impaurita, le candele intanto si spengono e mi ritrovo così al buio, ma dalle finestrine vedo entrare il chiarore della luna, i vetrini gialli e rotondi sono i più luminosi, ed illuminano le assi del pavimento, le ombre sono finalmente fisse, il camino attenua la sua fiamma e smette di scoppiettante. Chiudo gli occhi e si fa silenzio attorno a me, poi comincio a sentire rumori, un'infinità di rumori, scricchiolii, il vento fa vibrare le finestrelle e soffia dalle fenditure, animali notturni che emettono i loro richiami, il soffitto a cassettoni scricchiola, forse qualche topo che si agita.
Ora sento anche dei rumori lontani che provengono chissà da dove e che si avvicinano, rumori sinistri … ecco che ritorna la paura e i brividi sulla pelle mi fanno tremare lo stomaco, sulla pelle sento muoversi qualcosa, passo la mano ma non c'è nulla, eppure sento degli animali camminare su di me, ragni o scarafaggi o qualcosa d'altro che non so, mi camminano anche sulla faccia, sento il solletico … apro gli occhi e tutto svanice. Non c'è nulla su di me, è solo frutto della mia immaginazione.
Passo dei momenti terribili, da incubo, ma poi la stanchezza come sempre prevale e mi addormento finalmente.
Il mattino seguente mi sveglio abbastanza presto, la luce dell'alba entra dalle finestrine ed illumina tutta la stanza, ma la stanza è fredda e io ho il naso freddo e non ho il coraggio di scendere dal letto per lavarmi la faccia, al solo pensiero mi viene da tremare come una foglia. A fatica mi avvicino al camino per cogliere un po' di tepore, scanso quindi la brace ancora calda e vi appoggio sopra dei rametti secchi, soffio con vigore la fiamma si ravviva scoppiettando. E' il momento di vestirmi e di truccarmi un pochino, indosso dei vestiti più adatti all'occasione e preparo la macchina fotografica, sono molto tranquilla e riposata ed allora esco con sicurezza dalla stanza.

E' molto presto e non so che fare in attesa di rivedere i custodi e di fare una buona colazione, allora mi metto a passeggiare per i corridoi rischiarati qua e la dalla luce che penetra dalle finestre, scopro così delle bellissime armature, armi e stendardi lungo i corridoi, altre armature nelle nicchie, scale che salgono e scale che scendono creando un vero labirinto, vedo molti quadri, alcuni molto belli che raccontavano le storie gloriose dei personaggi guerrieri, forse i signori e padroni del castello. Dietro degl'archi scopro una porta assai massiccia, la apro ed entro in un grande salone dove mi colpisce subito il vuoto assoluto contrastato da delle colonne disposte come in una chiesa, nessun mobile e nessun tappeto, solo un pavimento di legno scuro decisamente geometrico che mi impressiona moltissimo, alzo gli occhi e vedo un grande candelabro in ferro battuto al centro del soffitto a cassettoni, poi un'infinità di quadri appesi alle pareti. Armo la macchina fotografica e comincio a documentare ogni particolare interessante, ricercando e alternando l'effetto geometrico con il gioco di luci. Una stanza davvero grande che a malapena riesco a farci entrare nell'obbiettivo, e poi quelle colonne che separano la parte centrale con le pareti creando una sorte di porticato tutto attorno. Curiosa di osservare la storia del casato, percorro le pareti e guardo ad uno ad uno tutti i quadri, li ho anche contati, ben 146, alcuni mi sono piaciuti anche se erano di scarsa fattura, altri invece davvero scadenti. Una galleria di quadri ed arazzi che rappresentava la storia del castello dal 1300 fino ai primi dell'1800, dove si potevano riconoscere molte somiglianze tra i personaggi dipinti, spiccavano molte belle donne vestite molto bene e cavalieri con sfavillanti e fantasiose armature, era insomma un classico perfettamente conservato e custodito bene.
Io mi sentivo abbastanza incuriosita ed ammiravo quadro per quadro cercando di cogliere la storia in esso contenuto, guardando anche l'ambiente circostante i personaggi e i particolari più insignificanti, al termine di un parete mi faccio catturare dallo squardo assai inquietante di due personaggi dipinti in un piccolo quadro quasi nascosto dalle spesse cornici dei quadri vicini. Più guardavo quelle figure e più mi mettevo in ansia ma non riuscivo a staccare gli occhi da quei due strani personaggi, una donna assai graziosa e poco vestita ed un ragazzo in piedi al suo fianco molto giovane, entrambi con uno sguardo assai intenso, quasi diabolico.

Guardano bene il quadro che era un po' in penombra, rimango sconcertata quando scopro e riconosco sullo sfondo del dipinto l'ambiente dove ho dormito questa notte, un sussulto, un colpo al cuore, allora spalanco gli occhi e cerco di vederci meglio ma un senso di paura mi assale facendomi tramare le gambe. Non nego il timore di uno svenimento, tale era l'emozione al pensiero che tutto fosse rimasto così com'era, il tempo si era fermato ed io avevo dormito nello stesso letto e mi ero seduta nello stesso divano raffigurato nel quadro.
Per un attimo ho avuto paura di vedermi dipinta nel quadro come un terribile sortilegio, eppure lei in qualche modo mi assomigliava, il modo in cui stava seduta mi era famigliare, la posizione delle mani, anche i suoi occhi dello stesso colore dei miei, verdi, esprimevano qualcosa di diverso, come la Gioconda , qualcosa di ignoto. Ma lo squardo di quei due personaggi continua a catturarmi e rimango ad osservare a lungo i loro visi, i loro occhi così implacabili, i dettagli del vestito succinto di lei, che lasciava intravedere un piccolo seno sporco di sangue, e poi l'audacia e l'ardore di lui che sembrava aver vinto la più truce battaglia.
Insisto su quella immagine quasi a voler entrare nel dipinto quando all'improvviso mi sento chiamare da lontano “irene…irene…”, poi più nulla, allora riprendo lo studio dei due personaggi e penso a cosa poteva significare quel dipinto, così semplice ma così inquietante nei colori e nella posa. Sono nuovamente concentrata di fronte al dipinto e comincio a trovare una serie di risposte, ma una più delle altre mi aveva convinto, un rapporto sessuale innaturale, si ormai ero convinta, ecco perché quella posizione e la fierezza degli sguardi <ma perché il sangue sul piccolo seno?> gli sto chiedendo alei a voce alta … <perché gli hai fatto del male?> rivolgendomi a lui … nessuna risposta ma sento una mano appoggiarsi sulla spalla … i brividi mi percorrono il corpo, mi giro e lancio un urlo … per fortuna è solo la custode.

Poverina non pensava di spaventarmi così tanto, io pallida e debole mi accascio per terra e mi appoggio ad una colonna, sudo freddo e vedo anche un po' annebbiato. Sento la custode che mi parla ma non capivo ciò che dice, poi pian pianino mi riprendo e con l'aiuto di lei mi rialzo. Lei mi abbraccia, mi accarezza il viso e mi riscalda le mani, poi si scusa tantissimo e mi invita ad abbandonare il salone ed andare con lei a far colazione al ristorante. Io accetto volentieri e strada facendo gli racconto tutto quello che mi era accaduto da ieri sera a stamani, e ciò che avevo o che pensavo di aver scoperto.
Arrivati al ristorante trovo anche il marito che ci attende, allora dopo un respiro profondo e un sorriso, guardandoli negl'occhi gli chiedo di raccontarmi la storia del castello e se era possibile di farmi vedere dei documenti o dei libri. Penso in una loro risposta negativa ma invece mi accorgo che sono contenti di rendersi utili, in fondo non hanno nulla da fare e questa mia presenza forse li fa sentire importanti. Con entusiasmo prepariamo un sorte di itinerario storico, anche con l'aiuto di un'altra persona, lo storico del paese, in modo da dare alla mia curiosità una risposta certa. Sono raggiante, perché non mi è mai capitato di avere così tanta collaborazione, in fondo per loro sono una sconosciuta. E poi sono molto felice perché sono stata accettata per quella che sono, e sicuramente si sono accorti che c'è qualcosa di strano in me. Infatti mentre sto facendo queste riflessioni, seduta sullo scalone nel cortile del castello a godermi alcuni raggi di sole, vedo arrivare la custode con un sorriso assai rassicurante. Ha parlato con la persona ci aiuterà, lo storico del paese, che ha accettato molto volentieri ma prima vuol conoscermi.

Gli rispondo che va bene per me e che potremmo pranzare tutti assieme oggi, ovviamente miei ospiti, al ristorante del castello. Mi sorride, annuisce, e si siede di fianco a me sugli scalini di fredda pietra, parliamo delle belle giornate che si stanno avvicendando e del freddo al sedere che ci procura questa seduta. Poi mi fa una domanda personale e mi chiede se ho figli, gli dico di no, allora mi chiede se sono sposata, ancora no gli rispondo, con titubanza mi chiede se posso avere figli, ed io con tranquillità e con il sorriso sulle labbra muovo la testa per dire di no.
Lei ingenuamente mi chiede perché non posso avere figli, ed io dolcemente gli rispondo che la natura non mi ha dato questa fortuna. Allora mi guarda pensierosa e rimane in silenzio per qualche secondo, allorché mi accorgo che non ha capito e mentre sto per spiegare mi fa qualche domanda più intima < ma cosa vuol dire avere aver fortuna, hai avuto una malattia, sei stata operata ? >. Io allora abbasso gli occhi e diventando tutta rossa gli rispondo che non ho l'utero < ma allora non hai niente sotto e come fai la pipì? > lei ingenuamente insiste e scoppiamo in una risata fragorosa, come due vecchie amiche.
Mi viene da sorridere ma il discorso mi sta creando un po' di imbarazzo, e questa confidenza me la sarei risparmiata, cerco allora il coraggio di rispondere con la testa china dalla vergogna < sotto, sono maschio >. Lei rimane molto sorpresa, e un po' impacciata spalanca gli occhi e mi dice < o no, davvero? > con un cenno della testa gli rispondo di si.
Con fare sospettoso, mi guarda tutta dalla testa ai piedi e poi sussurra < avevo capito che c'era qualcosa di strano in te, però non sei un uomo, le tue mani e le unghie così ben curate, il tuo viso e i tuoi occhi, la tua pelle delicata, non sono quelle di un uomo > e poi continua < hai i piedi piccoli e sei minuta, e poi vedo che hai il seno, un piccolo seno, ma è tuo è vero ? > si gli rispondo facendolo intravedere sbottonando la camicetta < o Santa Madonna, ma non posso credere >.
Rimaniamo così in silenzio per diversi minuti, io sono mortificata, non avrei dovuto diglielo, come ho potuto spiegare i miei problemi ad una donna di montagna già di una certa età, semplice e che vive fuori dal mondo, ho sbagliato non avrei dovuto dire nulla, intanto una lacrima scende giù dai miei occhi. Lei mi vede così affranta che mi accarezza il viso, ma asciugandomi le lacrime prosegue come un carro armato a devastarmi i sentimenti < poverina irene, ma allora non ti potrai mai sposare? Non potrai essere felice, non avrai mai dei figli tuoi > parlando si accorge però di aver detto delle stupidaggini e poi riprende cercando di confortarmi o forse solo per sfogarsi < ma è meglio così, la vita è difficile con un uomo, dipende chi ti capita, ma sono tutti uguali, si ubriacano tutti e poi diventano violenti, ti maltrattano e ti usano così come vogliono loro, è meglio essere sole, molto meglio, e i figli poi ti fanno solo soffrire, e quando sono grandi se ne vanno via di casa, ed io sono sempre sola con i miei dispiaceri, e con quei pochi soldi puoi solo mangiare patate e cipolle, raramente si va in città, un bel vestito non lo posso più acquistare ….. >.
Ora sono io a guardarla nei suoi occhi diventati lucidi, gli stringo le mani, non so cosa dire ed allora con lo squardo cerco di trasmettere un po' di pace e tranquillità. Intanto lei riprende a parlare del paese e degli abitanti, del cibo e delle malattie, della religione e delle feste, fino a che appare suo marito, il custode che interviene così con fare scherzoso < ma cosa ci fate voi due al freddo sedute sugli scalini, avete tante cose belle da raccontarvi, chissà quanti segreti > < va va, stavamo così bene da sole, sono cose da donne > gli risponde lei facendomi l'occhiolino, < scusatemi allora ma volevo solo dirvi che è il pranzo è pronto, ed è meglio andare a mangiare piuttosto che stare qui al freddo >. Ubbidienti come non mai ci alziamo e lo seguiamo al ristorante. Sinceramente ora mi sento un po' più affrancata dopo la battuta “sono cose da donne”.

A fine pranzo si comincia la visita storica del castello, luogo per luogo, stanza per stanza, viene messa alla luce tutta storia della costruzione, le guerre, il restauro e lo sviluppo della contea. Mi parlando poi dei personaggi nobili più importanti che si sono avvicendati nella storia dei nobili del casato, mi parlano poi di quei personaggi meno importanti e comunque rappresentati nei quadri e arazzi disposti in tutti i luoghi del castello. Sento tantissime storie, anche fantasiose, non scritte ma tramandate, vere o no comunque affascinanti, tre giorni di full-immersion, sempre felicissima e sempre più curiosa non riesco a frenarmi di fare domande, per tacitare le mia curiosità mi fanno vedere molti manoscritti che non capisco ma che mi spiegano, poi mi danno la possibilità di ammirare antichi libroni, anche questi scritti in un linguaggio a me sconosciuto.
Ormai esausti sotto le continue richieste mi fanno capire gentilmente che non hanno più nulla da dire, ed allora capisco che è giunto il momento di chiudere la visita e godere la permanenza. Ormai so tutto o penso di sapere tutto sulla vita dei personaggi del castello, ma gli chiedo un ultimo sacrificio e li conduco nella sala dei ricevimenti di fronte a quel quadretto nascosto tra i grandi < chi sono questi due, non mi avete mai parlato in questi giorni ? >. Cade il silenzio, li vedo pensare e poi mi dicono che non ne sanno nulla, mi accorgo che sono sinceri, che ragione c'è di mentirmi, sono due personaggi come tanti altri minori. Gli spiego che quando incrocio il loro sguardo provo una forte inquietudine, anche a loro mi confessano che succede la stessa cosa ed evitano di guardare quel dipinto, io allora insisto < ma lei è una cortigiana? è una principessa? è una strega? insomma chi è lei dallo sguardo così intenso e lui chi è un principe, un vassallo, perché anche lui ci guarda in quel modo ? >.
Ancora una volta non ottengo subito una risposta concreta ma dopo alcuni minuti ecco che lo storico si rivolge a me e in Polacco mi spiega < dovrebbe essere l'ultima principessa vissuta nel castello, benché non più giovane era ancora vergine, però aggredita e seviziata da un personaggio molto crudele, un vassallo indemoniato, un vampiro assetato di sesso e sangue caldo > dopo un breve intervallo per prendere fiato continua dicendo < il fatto strano e che la principessa teneva in serbo un terribile segreto, e nessuno sapeva di cosa si trattasse, non potendo dichiarare il suo segreto, il giorno che venne aggredita e seviziata dal vassallo non ebbe altra scelta che ucciderlo per evitare che il segreto fosse svelato, poi si uccise anche lei gettandosi dalla torre più alta >. Mah, credere o non credere, sono scettica ma non importa, la storia è anche bella così.
Uscendo dalla sala mi raccontano ora di storie di fantasmi, di ossessionanti lamenti notturni, di rumori strani, di sospiri e suoni armoniosi, aliti di vento e urli strazianti, insomma mi fanno venire i brividi, ecco perché vengono i turisti visitare questo castello, non per la bellezza ma per le fantasiosità. Quelle persone credevano veramente a queste fantasie, quasi all'unisono e si mostrano intimoriti nello stare in quella stanza e così mi spingono fuori velocemente, chiudendo la porta.

E' notte e sto pensando e riflettendo a lungo su quelle storie di fantasmi, su quello stupro cosi violento, e sul segreto che teneva nascosto di così vitale importanza. Non dormo, non ho sonno ma sono un pochino preoccupata, come se avessi aperto un sarcofago ora mi aspetto le conseguenze, ed ecco che loro due sono li davanti a me, li vedo nella penombra, oscillano alla luce delle candele, si amano, si avvinghiano, si baciano, la sento annuire, lo sento ansimare, la sento lamentare, lo sento godere, la sento rifiutare, lo sento insistere, la sento gridare, lo sento fievole, la sua voce si spegne, ora non lo sento più, lei piange e si strugge dal dolore, ma la porta all'improvviso si apre e un turbine gelido esce dalla stanza ! ... Mi sento sudata, ancora animali che camminavano sul mio corpo, la notte è lunga e le ombre si muovono lentamente, quella stanza comincia ad essere affollata … affollata di pensieri e forse di desideri … Il camino ancora acceso sotto la brace, illumina il soffitto a cassettoni di un rosso tenue e tremolante, lo scrippettio della brace risuona improvviso facendomi sussultare, non sono tranquilla e sto perdendo il raziocinio, tutto è così strano ed io mi sento invadente e colpevole per aver curiosato morbosamente nel loro passato.
Comincio ad aver seriamente paura, e non mi sento sola, ho paura di ciò che ho visto, la mia fantasia mi sta costruendo una evento impossibile, li ho visti come fantasmi nel loro amplesso mortale. Per la prima volta sento i brividi sotto i capelli e poi sempre quegli animali camminare sul mio corpo.
... eppure loro sono ancora qui d'avanti a me ... li vedo nella penombra che si stanno avvicinando, con la mano nella mano, entrambi nudi vengono verso di me. Sto tremando e sudando, ho i brividi di freddo sulla schiena, sento un vento gelido soffiare sulla faccia, le mie mani sono giacciate, e il cuore? dov'è il mio cuore, si è trasferito in gola per soffocarmi con i suoi battiti violenti … tutti i muscoli sono fermi, congelati … mi sento ormai paralizzata, non posso più muovermi e scappar via dal letto. Li vedo ancora, sono ormai vicini … il loro sguardo è severo, intenso, vedo le pupille brillare … sono ormai accostati al letto … sento la loro presenza sulla pelle … o Dio perdonami, Madonnina Santa aiutami … allungano una mano verso di me, vedo perfettamente le loro dita … ho gli occhi spalancati e sono sconvolta … Madonna ti prego aiutami … ma la vista si offusca … vedo dei puntini bianchi diventare nebbia … vedo la nebbia diventare luce bianca … poi non vedo più nulla … però li sento ancora qui vicino a me … sono fredda, cadaverica … sento le loro mani sul mio corpo, mi sento stringere forte i seni, urlo dal dolore … poi un forte ronzio mi fa vibrare il cervello … e poi … e poi più nulla, non ricordo più nulla. O forse non c'era più nulla da ricordare!

Mi sveglio al mattino presto con le prime luci dell'alba, ho in bocca un sapore terribile e nauseante, gli occhi gonfi e un gran mal di testa. Mi ritrovo senza coperte e terribilmente infreddolita, i seni mi fanno male e i capezzoli sono turgidi. Cerco di coprirmi ma non trovo le coperte sul letto, allora mi alzo per correre al riscaldarmi nel camino ma casco per terra, le gambe non mi reggevano, allora a fatica mi trascino con le braccia. Finalmente al tepore della brace riprendo le forze e comincio a riflettere.
Mi domando, ma cosa sarà successo questa notte, di certo una forte emozione, un incontro impossibile, un delirio, una impossibile sensazione di trapasso, stavo andando forse verso la morte? no no no no … niente di tutto questo forse è stato solo un collasso in piena regola. Bianca come un limone, come si suole dire, cerco di darmi una ripulita e di cambiarmi gli abiti sporchi e sudati, mi lavo la faccia e mi guardo allo specchio, mi vedo terrorizzata, allora mi guardai i seni e vedo rossi e pieni di lividi.
Esco dalla stanza e incontro la custode che sta venendo verso di me, la vedo un po' preoccupata nel vedermi così bianca e terrorizza, mi spiega che lei non ha dormito la notte perché era agitata e ansiosa per me ma non sapeva darsi una spiegazione, aveva paura che mi fosse successo qualcosa, così fattasi l'alba è uscita di casa per corre al castello. Mi abbraccia e mi chiede come mi sento < ma sei pallida, cosa ti è successo, ti sei sentita male, hai due occhi che mi sembri terrorizzata, cosa hai visto, …….>, ansiosa com'era in pochi secondi mi ha fatto mille domande.
Ho bisogno solo di un caffè caldo e poi ti racconto tutto, io gli rispondo. Seduta al tavolino con la mia tazza di caffè alla turca, la custode improvvisamente di chiede < ma sei sicura ----- di voler continuare a dormire nel castello ? > io ci penso un attimo, poi faccio un grosso sospiro e gli rispondo < si! Voglio rimanere, ora più di prima ho uno scopo per restare a dormire nel castello, ho vinto la paura, ho visto l'autosuggestione, ho vinto sui fantasmi >

I miei ricordi sono sempre presenti e indelebili in tutti i particolari, perché a me piace l'avventura ed io non ho alcun dubbio sulle mie capacità di sopravvivenza, ho avuto modo nella mia vita di guardarmi dentro molto spesso come nessuno ha il coraggio di fare, altro che farsi dell'inutile autostima. Si perché si tratta di coraggio e non è da tutti il guardarsi allo specchio e riconoscere perfettamente le proprie debolezze o virtù, dichiarale in pubblico e godere dei propri difetti o dei propri pregi. A differenza di molti, le mie avventure sono sempre ricercate, anche se a prima vista subite, sono di fatto volute, sono il sapore della mia esistenza.
Caro amico anch'io preferisco il caldo piuttosto che il freddo, e prediligo in particolar modo il sole di primavera così speciale nel far rinascere la natura, un sole tiepido nel cielo azzurro, ma così caldo di sensazioni, è la vita che risorge, nuove mete nascono all'orizzonte, un orizzonte da conquistare, tante speranze e tanti progetti sbocciano assieme ai coloratissimi fiori, una meraviglia della natura, il sorriso che esplode e la voglia di amare e d'essere amati, la voglia di correre senza pensieri come quando eravamo bambini, un nuovo mondo da conquistare. Ma nell'assurdo delle mie contraddizioni amo anche l'autunno e le sue piogge, mi piace il bosco d'autunno, mi piacciono le fronde ingiallite e camminare sul tappeto di foglie secche, sentire lo scricchiolio sotto le scarpe, raccogliere alcune castagne e metterle in tasca per poi giocarci con le dita, amo passeggiare sotto la pioggia, amo la pioggia tra i capelli, amo il viso bagnato. Forse è solo malinconia o frutto della solitudine ma il mio cuore è caldo e sono in pace con me stessa.

Un sorriso lo regalo volentieri a tutti, anche a quelli che mi disprezzano,

ma un grosso bacio lo dono solo a chi mi ama.

 

 

.... ritorna a Diary page

 

 

Home | About Us | Privacy Policy | Contact Us | Copyright©2000-2008 Irene.Trav