.... il riscatto della mia vita
... mio caro, grazie della tua amabile risposta che aspettavo, credimi, con ansia e con un po' di timore nel tuo giudizio, non so mantenere la puntualità, questo è un mio difetto ma è anche un pregio, quello di non seguire un modus vivendi che possa in qualche modo essere condivisibile senza creare aspettative o promesse mancate. Sarei dovuta nascere nei primi del novecento in cui i ritmi blandi erano comunque legati alla velocità delle carrozze a cavallo e al ciclo solare, oggi si bruciano le tappe pretendendo tutto e subito, no, questo non è il modo migliore per sorridere alla vita se essa ha valore di essere vissuta.
In ogni caso all'origine delle mie mancanze e ritardi c'è indubbiamente il destino che riesce fatalmente ad introdursi tra me ed i miei desideri, creando una sorta di barriera provvisoria per darmi il tempo di riflettere, quasi posta per proteggermi da eventuali decisioni avventate.
Ad esempio, se fisso un appuntamento amoroso o semplicemente sessuale ecco che emerge un'esigenza improvvisa, una necessità di lavoro magari dopo mesi di silenzio, il computer che si guasta, la cam che fa le bizze, il telefonino bloccato e magari perdo l'aereo per colpa del traffico, ecc.. Secondo la totalità delle persone tutto questo è solo sfiga.
Mah! Povera gente gretta e qualunquista, gente senza volto e senza pensiero.
Io invece sono fatalista ed allora penso al mio angelo custode che mi sta proteggendo, e tu amico mio credi agl'angeli ?
Insomma io sono solare e positiva ed il mio bicchiere e sempre mezzo pieno.
I miei amici, amiche e sorelline che credono di conoscermi bene, mi considerano una persona fuori dal comune, un po' strana e a volte un po' pazza, molto diversa da ciò che ci si aspetta a prima vista, a volte tutta da scoprire, dall'apparenza normale ma non rispondente ai canoni di oggi. Io penso di essere assai imprevedibile e faccio di tutto per affermare la mia imprevedibilità sia di pensiero che di azione.
Santo cielo ma io non bevo assolutamente, odio il fumo e qualsiasi droga anche alimentare, i lumini accesi per casa mi danno tristezza e mi fanno pensare al mondo dei morti, l'ago di una siringa mi fa paura, il sangue mi fa svenire, sono vegetariana per costituzione e non per convinzione, la pressione arteriosa è sempre minima da collasso, il battito cardiaco inesistente, non ho allucinazioni e ne paranoie, non soffro di ansia, ho una vitalità fuori dal comune, sopporto bene la stanchezza, non odio e non soffro l'invidia, mi sveglio sempre sorridente, e al mattino quando apro la finestra e guardo il nuovo giorno con emozione … sono felice di vivere.
Eppure c'è una profonda tristezza in me ed io ne conosco perfettamente la ragione, ma questa resta dentro di me nel mio scrigno segreto.
Sia ben chiaro che non ho mai ucciso, nemmeno una mosca, forse qualche zanzara che mi creava turbamenti, solo una volta mi è capitato di fare del male involontariamente ad un topolino, ci sono rimasta male per parecchi giorni al solo pensiero di quei due occhietti che mi guardavano mentre moriva.
A seguito del fatto che ti ho raccontato, nella mia predente lettera, avevo poi rincontrato diverse volte il medico perché voleva accertarsi del mio stato di salute e per portami qualche notizia buona. Veniva lui perché non voleva che mi recassi nel suo studio in quanto la segretaria non mi avrebbe assolutamente permesso di entrare, sai l'alta borghesia si protegge. Un giorno venne a prendermi per portarmi da un suo paziente che era proprietario di una catena di alberghi di cui alcuni di tipo motel (a ore). Una persona un po' scorbutica e visibilmente ammalata, la quale mi offrì due possibilità di lavoro: la telefonista del turno di notte in un albergo centrale oppure la cameriera di notte in un nuovo motel appena fuori città.
Indovina quale opportunità ho scelto ? … ma ovviamente la seconda, fare cameriera di notte è il sogno della mia vita, penso che sia da considerarsi tra i lavori più schifosi e umilianti che si possano fare dopo la lavandaia, molto peggio che fare la puttana!
E si! Ai ragione a pensare che sono proprio scema, dal tuo punto di vista, ma non hai ragione se mi conosci bene. Perché ho scelto di rassettare una stanza, un letto e un gabinetto che sono stati oggetto qualche minuto prima di effusioni di amore? Mah, ricominciare significa ripartire dal basso e così la conquista sarà così più appagante, ed assumerà un valore assoluto, un premio solo mio. Un riscatto che devo pagare con la forza della mia volontà.
Lenzuola sporche dei loro umori, tracce indecenti dentro il water e di pipì fuori, asciugamani sudici e preservativi usati sul lavandino.
D'avanti a tante indecenti tracce e odori non potrei che trovare soddisfazione nella mia missione, cancellare queste tracce e rassettare con cura la stanza per consegnarla pulita e profumata ai prossimi clienti era il mio compito.
E così con il mio carrellone corredato di tutto correvo su e giù per i corridoi di servizio dell'albergo, avevo solo pochi minuti per pulire la moquette, cambiare lenzuola e fodere, pulire e sterilizzare la stanza da bagno, riordinare il tutto e profumare l'alcova, una corsa contro il tempo, il tempo è denaro ed allora dovevo rassettare bene tutto senza troppo soffermarmi sui particolari, un'impresa assai ardua e difficile che mi metteva alla prova e mi procurava crisi di stanchezza e malesseri di stomaco.
Io che sono assai minuta e di poco peso, trovavo molto pesante quel lavoro, le mie energia a volte si esaurivano ben prima dell'alba, prima che terminasse il mio turno.
Ricordo che una notte rassettai ben 29 camere ed ero terribilmente stanca, nauseata ma felice di esserci riuscita. Finalmente a fine turno andai, ovvero mi trascinai a fatica nello spogliatoio per cambiarmi e mi sedetti per terra per riposarmi un pochino, mi sentivo male, mi girava la testa e una terribile nausea mi obbligava a tenere chiusi gli occhi. Le donne che mi dovevano sostituire, di giorno erano due mentre di notte c'ero solamente io, vedendomi in quello stato chiamarono subito il portiere che avvisò il medico mio amico.
Non ricordo altro ma mi ritrovai al pronto soccorso di un ospedale, con la flebo al braccio, era stato solo un malessere passeggero, niente di grave si accertò il medico, avevo bisogno solo di riposo. Ovviamente non seguii i consigli del medico e il giorno seguente tornai al lavoro come se niente fosse successo, avevo paura di perdere il lavoro se non mi fossi presentata in albergo addio denaro, ma ancor di più avrei fallito la mia missione.
Dopo diversi anni di duro lavoro, risalii il crinale e riscattai la mia posizione sociale, cambiando continuamente lavoro allontanai per sempre quei momenti umilianti. Ebbi fortuna, perché la fortuna bisogna cercarsela e di certo non ci piove in testa, ed entrai in un atelier di alta moda, da non confondere con una comune boutiques. Avevo coronato un sogno proibito, l'alta moda e l'alta società, dove tutto è delicato e dorato, leggero e profumato, trasparente e luccicante. Mi trovavo un pochino a disagio ma sarebbe stato solo un momento e mi sarei adattata a tutto, anche alle pretese più assurde, purché rimanere in quel paradiso. Perché di paradiso si trattava, anche se bisognava impegnarsi molto ed essere sempre disponibili, una volta acquisita la stima e la fiducia non solo dei titolari ma anche dai clienti, cosa ben più importante, poi il tornaconto non sarebbe manca di certo, sia come consistenza che come riconoscenza.
Riuscii a guadagnare bene, avevo acquistato la mia prima spider che mi piaceva tanto e un appartamentino assai carino, con il denaro risparmiato assieme ad altre 5 sorelline, ormai diventate la mia famiglia, aprimmo un localino “la farfalla“ scritto all'italiana in mio onore. Una specie di club privè riservato a transgender disperate o no, una cosa carina e non troppo appariscente, non molto visibile dalla strada, giusto una porticina con un lampioncino a forma di farfalla.
In genere ci si trovava per passare qualche seratina in amorevole compagnia, per raccontarci le nostre esperienze, i fatti del giorno, per scambiarsi consigli, prepararsi per le serate importanti, insegnare ed imparare i maquillage più ricercati, bere qualcosa (solo latte o spremuta di frutta per me), scherzare e ridere, per sollevare il morale di tutte noi, era lo scopo sociale del club. Niente oscenità, niente ammucchiate, la pornografia era emarginata a livello terapeutico, solo se strettamente necessaria al riassetto psichico. Nel locale, le luci erano morbide, i colore adatti, la musica giusta e leggermente diffusa, divanetti comodi, il pianoforte che io suonavo spesso e volentieri, e poi chi voleva esprimersi in qualche spettacolino lo poteva fare con assoluta disinvoltura. Qualcuna amava cantare atteggiandosi come una vera cantante, altre ballavano, e così via si passavano dei momenti da ricordare.
Avevamo messo a disposizione alcuni computer, avevamo un sito internet tutto nostro, si chattava, con la cam ci si poteva divertire, insomma tante stupidità per passare un po' di tempo assieme. Dopo alcuni mesi, qualcuno ci ha fatto capire velatamente che davamo fastidio, non tanto per il rumore o per il via vai di gente, ma la nostra presenza non era stata ben accetta dal quartiere ed in particolare dalle persone che abitavano nelle case circostanti, insomma non gradivano la nostra diversità.
Il tempo passa e si fa inverno, il locale aveva perso un po' di clienti abitué, in fondo con quel freddo lo si poteva capire, noi fondatrici invece eravamo sempre li al nostro posto, nel nostro localino di cui eravamo molto orgogliose, ormai anche famose. Io sicuramente ero un po' meno presente a causa del mio lavoro che a volte mi portava ad assentarmi anche più di una settimana.
Un sabato sera eravamo tutte presenti, e non c'erano clienti per cui stavamo giustamente allungate sui divanetti a contarcela, quando verso le 10 di sera entrarono nel locale prima 3 e poi 5 ragazzoni che con fare prepotente pretesero birra scura a doppio malto e rum, ma non potevamo vendere alcolici perché non avevamo la licenza. Questi allora cominciarono ad alzare la voce e ad insultarci, dopo diverse insistenze alcuni di loro passarono dietro il banco e cominciarono a rompere bottiglie e bicchieri, la ------ che era alla cassa viene presa e messa in ginocchio sui vetri rotti e costretta a non muoversi, la ------ che stava preparando le nostre bibite venne presa per il collo e scaraventata e chiusa in bagno assieme a due di loro, un terzo si fece aprire la cassa e prese quei pochi soldi che c'erano, giusto una manciata di dollari. Delusi del magro bottino, si arrabbiarono moltissimo e volarono dapprima parecchi schiaffi, poi si misero a spaccare tutto ciò che vedevano, anche i computer. Tre sorelline cercano di fermarli ma invano, subendo così un'aggressione violenta, denudandole e legandole poi ad una colonna che era al centro del locale.
Io non venni notata e riuscii in qualche modo a nascondermi dietro un divanetto, da li osservando la situazione che stava degenerando e diventando sempre più pericolosa, cercai di chiamare la polizia ma dalla paura non riuscii neanche a comporre il numero di telefono. Mentre ritentavo venni afferreta per i capelli e trascinata ad un tavolo, sul quale poi venni sbattuta a faccia in giù facendomi battere violentemente il naso e la fronte. Allora cercai di svincolarmi ma all'improvviso cinque o forse 10 mani su di me mi tennero bloccata e non riuscii più a muovere neanche un muscolo, mi costrinsero ad allargare violentemente le gambe e mi stracciarono il collant con il body e il vestito, cercai di alzare la testa e così ricevetti anche uno schiaffone: Sempre costretta in quella posizione cercai allora di muovere il sedere, di liberarmi dall'implacabile presa ma nulla di fatto, così immobilizzata ero ormai quella preda inerme stretta nelle fauci del leone. Cominciai ad essere molto preoccupata, quasi terrorizzata perché li sentii preparare stani intrugli che volevano infilarmi nel didietro, una bottiglia di plastica piena di non so cosa come una sorta di mostruoso clistere. Nel tumulto sentivo le urla delle mi sorelline, imprecazioni e schiaffi, parolacce di ogni sorta, vetri rompersi, oggetti che sbattevano violentemente per terra, le luci che si spegnevano, insomma per farla breve sentivo e pensavo che il nostro locale sarebbe stato distrutto, devastato, saccheggiato e raso al suolo.
E delle mie sorelline e di me che cosa sarebbe successo?
Non voglio raccontarti ciò che accadde in quei tremendi minuti, ma quella situazione la ricorderò per tutta la vita come se fosse ieri, e poi uno strano dolore e bruciore, per certi aspetti anche piacevole, mi percosse l'intero intestino ed arrivando sino alla gola mi provocò anche il vomito.
In preda ad uno stato di torpore per effetto di quel clisterone che mi aveva anestetizzato la voglia di reagire, indebolito i muscoli e annientata la voce, non udivo più nulla, venivo così ribaltata a pancia in su mentre una grossa mano mi afferrava il collo e me lo teneva stretto. Costui fumava il sigaro e mi soffiava il fumo denso in faccia annebbiandomi la vista e intossicandomi i polmoni, incominciai a tossire. Ormai è la fine, pensai, ora mi sgozzano come una gallina, la grossa mano mi tirò per la testa fuori dal tavolo. Con la testa a penzoloni e il collo afferrato stretto nella sua mano, non riuscendo quasi più a repirare tenevo la bocca aperta come un pesce fuor d'acqua. Con violenza inaudita, abusarono di me a più riprese, fino a che sentii l'ago di una siringa entrare in contatto con la mia pelle ... che mi causo il solito collasso.
Mi ripresi dallo svenimento e vidi una fievole luce che traballava rischiarando il buio e poi il silenzio tutto attorno a me, chiamai invano le sorelline ma il locale sembrava deserto. Trovandomi ormai libera da quella stretta infernale che mi procurava anche dolore e non mi permetteva di respirare bene, sentii un odore tremendo addosso a me. Scesi lentamente dal tavolo guardandomi attorno, era buio e a stento riconobbi la porta della toilette, corsi in bagno senza neanche badare al disastro, mi appoggiai al lavandino e nuovamente rivoltai lo stomaco, quindi mi lavai la faccia e mi sciacquai la bocca.
Guardandomi allo specchio pensai subito di essere viva per miracolo, di averla scampata, poi mi vidi terribilmente sporca, solo sporca senza tracce di sangue su di me, mi sciacquai nuovamente la faccia, più volte fino a mettere la testa sotto il getto d'acqua e ci rimasi fino a che mi si raffreddò il cervello.
Rialzai la testa grondante d'acqua gelida e mi massaggiai il collo assai indolenzito, poi mi spogliai gli abiti lacerati e sporchi, fino a denudarmi per controllare se la violenza ricevuta avesse segnato anche il mio corpo. Così mi trovai nuda ed infreddolita, tremante come una foglia ebbi il coraggio di bagnai il corpo, giusto per pulirmi un pochino e scacciare quel cattivo odore che sentivo su di me.
E le mie sorelline che fine avranno fatto, saranno sicuramente vive anche loro? Pensai.
Intanto i miei vestiti erano laceri e sporchi e non potevo rimetterli, nuda e disperata mi sedetti sul water e comincia a chiamare aiuto con un filo di voce, dopo qualche minuto ------ fece capolino in bagno e ci abbracciammo come due sopravvissute. Lei sempre pronta a fornire un aiuto, un ricambio, ecco che venne a portarmi qualcosa da indossare, e come se già sapesse mi portò tutto il necessario per rimettermi a posto. Volle quindi aiutarmi a lavarmi e a truccarmi, insistette assi ai miei rifiuti e così cedetti alla sua volontà, cancellando dal mio viso qualsiasi segno di sofferenza.
Gli chiesi cosa era accaduto a loro mentre mi stavano maltrattando, lei sorrise e si mise ad aggiustarmi i capelli, poi mi disse che anche a loro è successo la stessa cosa … mah? pensai rimanendo assai perplessa.
Sono andati via quei energumeni? gli chiesi.
Poi pensai che qualcosa non era chiaro, la ----- era in ordine, ben truccata e per niente sofferente. Intanto alcuni rumori giungevano dalla sala e un leggero vociare. Allora insistetti a credergli cosa fosse successo e chi c'era in sala, lei mi accarezzò il viso e mi diede un bacino sulle labbra, “fatti bella” mi disse, mi diede quindi una sculacciatina sulle mie natiche ancora nude ed uscì dal bagno sorridendomi e richiudendosi la porta alle sue spalle.
Rimasta sola, guardai allora gli abiti che mi aveva portato, l'intimo e dei collant di notevole fattura, un vestito mozzafiato in seta nera estremamente elegante, sandaletti firmati, una collana in oro con diamantino a ciondolo, sembrava proprio che il tutto fosse appena uscita da qualche atelier. E poi cera anche il mio profumo preferito. Ma tutto ciò era assolutamente fuori luogo, non capivo, forse non c'erano altri indumenti più adatti, insomma mi stavo riempiendo la testa di domande e pensieri strani. Dopo mezz'ora o forse più uscii finalmente dal bagno, ero estremamente elegante e profumata ... mi guardai subito attorno, rimanendo sconvolta, stupita, incredula, non era reale quello che stavo vedendo.
Con gli occhi spalancati e con le mani giunte mi ripetevo a voce alta “ma non è possibile, è assurdo, è folle dopo tutto quello che è accaduto”.
La sala del locale era perfettamente in ordine e nulla era rotto, ogni cosas al suo posto, abbellito a festa, pieno di ghirlande e fiori di tuttii colori, sfavillavano le luci colorate, un dolce profumo nell'aria con in sottofondo il suono della musica a me preferita. Le mie sorelline vennero di corsa ad accogliermi ridendo come delle matte, c'era tanta gente nel locale che battevano le mani, e poi cerano anche quei delinquenti che avevano fatto tutto quel casino, tutti li in ginocchio davanti a me per chiedermi perdono.
Rimasi senza fiato, ancora incredula se stavo vivendo la realta o un sogno, guardai le ginocchia di ------ e mi accorsi che non aveva ferite, proprio nulla, ma come ? la vidi io iginocchiarsi sui vetri rotti ed il sangue scendere sul pavimento mentre urlava dal dolore.
Ma poi eano tutti così felici e divertiti nel vedermi che ....
capii finalmente che era stato solo uno scherzo? … ma si! era stato solo un terribile scherzo … organizzato bene, troppo bene ed io che ci sono cascata come una pera matura.
Guardo in alto e vedo uno striscione appeso con la scritta “è stato solo un sogno – auguri IRENE – dalle tue farfalline birichine”, sono rimasta a bocca aperta. Sentivo dentro di me una grande emozione, non sapevo se ridere o piangere dalla felicità, l'uncubo ormai apparteneva ai ricordi, una prima lacrimuccia si presento puntuale sul mio viso.
Uno scherzo organizzato così bene che tutto mi era sembrato reale, ma era troppo vero per essere solo uno scherzo … e si! Forse era qualcosa di più di uno scherzo, la pura finzione non avrebbe creato quella tensione necessaria a rendere reale e terrificante la scena.
Così emozionata mi venne da ridere e con le lacrime agl'occhi abbracciai forte forte tutte le mie sorelline, artefici di tutto ciò, un'opera teatrale che solo loro potevano concepire conoscendo le mie debolezze.
Ringraziai ad uno ad uno tutti i presenti, mi sentivo davvero felice … ero molto entusiasta del lieto dine … e come un'attrice sul palcoscenico, raccoglievo gli applausi e le ovazioni … che onore, che emozione.
Con il viso pieno di gioia cominciai ad osservare bene quella squadra di delinquenti, un vero arsenale di virilità, un'attrazione proibita per i miei occhi, ma non sapendo bene cosa fare esitai, ma venni spinta dolcemente tra le braccia di questi energumeni.
Mi soffermai in silenzio d'avanti a quello che mi fece male tenendomi stretta il collo, molto male che ancore ne sentivo un lieve dolore. Non parlai e lui mi disse che era molto dispiaciuto per quel che aveva fatto, ma non aveva altra scelta, altrimenti ... e che era in ginocchio d'avanti a me per ricevere la giusta punizione, “dammi tutti gli schiaffi he vuoi, e ti sarò amico per sempre” mi disse, io gli diedi solo uno ma assai forte, ma poi ... un po' dispiaciuta gli presi il viso tra le mani accarezzandolo e gli diedi un gran bacione sulle labbra.
E tu, amico mio cosa pensi? che sia stato solo uno scherzo crudele, e invece no non era crudele, le mie sorelline conoscevano bene i miei gusti e quali forti emozioni amavo vivere, il piacere di ricevere un regalo non avrebbe avuto la stessa importanza, un regalo grandioso va ricordato nel tempo, quindi doveva essere un'avventura teatrale e spettacolare in cui l'adrenalina e la libidine si fusero assieme dando la netta sensazione di vivere realmente la scena.
Recitare inconsciamente una parte e riceve emozioni anche se forti, non di certo pericolose, sono sempre state da me assai gradite al di sopra di ogni altra cosa. La mia vita giovanile, quasi sempre avventuriera e qualche volta anche spericolata, mi ha lasciato dentro di me il desiderio di fare rivivere ciò che provai le prime volte, dai primi viaggi alle prime esperienze, sempre da sola.
Per tutto ciò oggi non cerco finzioni da film, quasi sempre cruente e sanguinarie, ne cerco emozioni sotto l'effetto di alterazioni sintetiche, inutili allucinazioni, che non ti lasciano di certo un buon ricordo anzi al contrario ti distruggono il cervello creandoti un vuoto esistenziale, … “ma costano poco” dice qualcuno, “come se la vita non contasse nulla” dico io.
In effetti non ti ho voluto raccontare proprio tutto ma ti lascio immaginare cosa realmente sia anche accaduto su quel tavolo, e questo regalo è stato davvero un'opera d'arte, una rappresentazione teatrale estremamente realistica, dove gli attori ti coinvolgono al punto di conglobarti nella scena stessa. Ed io, ignara spettatrice, fui di fatto catturata e costretta a recitare come un'attrice, la parte principale riservata alla protagonista.
Era il giorno del mio compleanno e i festeggiamenti proseguivano, felice e ormai tranquilla decisi di sedermi al pianoforte, avevo il desiderio di creare un po' di atmosfera e di regalare, a mia volta, un po' di emozioni e felicità a tutti, cominciai così a suonare i migliori brani che meglio conoscevo. Di seguito la ----- si avvicinò a me e si mise a cantare i brani che suonavo, come solo lei sa fare, lasciando tutti ammirati ad ascoltarla a bocca aperta.
La festa così proseguì fino all'alba, ovviamente non mancarono dolci e champagne, il locale si era riempito di gente, affolato di ospiti e passanti incuriositi. Con nostra grande sorpresa vedemmo entrare anche quei vicini di casa che si ostinavano a non volerci accettare tra di loro, così si resero conto finalmente che in fondo non eravamo quelle che altri ci avevano dipinto come le peggiori puttane.
Caro amico, sono poi così davvero strana e diversa? Forse tutto questo desiderio è dovuto da una deviazione sado-masochistica, balle tutte balle, nel mio caso è solo una questione di punti di riferimento, contrasti e prospettive. Il dolce lo giudichi solo se conosci il salato, il valore del piacere solo se conosci il peso della sofferenza, e così via per assurdo in un passaggio senza ritorno, potresti sostenere che la vita la puoi apprezzare solo se ne conosci la morte.
A volte ti sembra d'essere sul punto di morire ma poi ritorni nella realtà e vedi il mondo con un profilo diverso, solo uno scampolo di vita … ma che vale la pena d'esser vissuta.
Io penso che solo attraverso un ritorno, come una rinascita si può gustare meglio della propria vita.
Un abbraccio forte e un grosso bacio da Irene.
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